martedì 19 febbraio 2008

Non esiste sinistra nuova, unita, larga e plurale senza un'area socialista

In Italia non c'è un partito del socialismo europeo.
Finora è fallito ogni tentativo di costruire in Italia un forte partito socialista, membro della famiglia socialista europea ed internazionale. Non vi è riuscito il PSI di Craxi con il progetto di unità socialista insieme al PCI. I DS aveva accennato nella stessa direzione, ma sono state presto speranze deluse. L'ultima occasione perduta è stata il mancato e non tentato incontro tra la Costituente Socialista e la Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.

Nella costruzione di un grande partito socialista di stampo europeo vi sono dei punti fermi:

1) una pratica riformatrice fondata sul nesso fra socialismo e libertà, democrazia ed eguaglianza, partecipazione collettiva e diritti individuali
2) una vocazione a guidare il paese conquistando la più ampia base parlamentare possibile e formando un governo con un proprio esponente alla sua guida;
3) la rappresentanza del lavoro in tutte le sue forme e un rapporto stabile e forte con il movimento sindacale sulla base di reciproco rispetto ed autonomia;
4) difesa ed espansione dei diritti umani, politici e civili;
5) rifiuto di teorie ispirate al principio di due sinistre eternamente divise. La rappresentanza del mondo del lavoro e degli interessi popolari richiede che vi sia un grande partito di sinistra chiaramente egemone rispetto alle altre formazioni: è quanto avviene nella stragrande maggioranza dei paesi europei.
6) pace e libertà per tutti i popoli ed eguali possibilità di sviluppo e di fornitura di servizi pubblici essenziali come l'istruzione, la salute e l'acqua potabile;
7) rispetto, tutela e miglioramento dell'ambiente in tutti i suoi aspetti.

Chi crede in questi principi non può rinunciarvi per tattiche e contingenze elettorali, tanto più quando fanno presagire un disastro annunciato: cerchiamo almeno di tenere aperte le prospettive future. Non esiste alcuna sinistra nuova, unita, plurale senza un'area socialista, a pena di separarci dal Partito Socialista Europeo. Si impone, quindi, la formazione di una coalizione di sinistra opposta al ritorno di Berlusconi e ad ogni grande intesa centrista.
Una lista unitaria, cui basta un misero 4%, è un messaggio di debolezza. La stessa formazione di una coalizione alla Camera dei Deputati significa che si crede in una sinistra più grande.
La coalizione è un primo passo per conquistare integralmente lo spazio lasciato libero dallo scioglimento dei DS. La Sinistra Arcobaleno e la leadership di Bertinotti, invece, stanno, più o meno intenzionalmente, lasciando questo spazio politico nelle mani del PD.

Ma attenzione compagni, perché nel PD c’è gente più assetata di potere di qualsiasi altra formazione politica, basta seguire quello che continua a dire e fare Veltroni, e pretende di rappresentare il centro e la sinistra, ed il problema c’è davvero, perché a sinistra le divisioni sono enormi. Enormi come enorme è il personalismo di certi compagni così attaccati al potere da non accorgersi che la poltrona la stanno perdendo per sempre. Molti compagni, come me, si troveranno a votare PD, solo perché non si riconoscono con il leaderismo di un personale politico, che tra l'altro non ha sinora avuto il coraggio di mettersi in discussione, sottoponendo la propria "linea" a forme democratiche di legittimazione da parte dei militanti, senza ascoltare la base che lo ha eletto e promuovendo processi solo vertistici, come fa l’ormai invecchiato e scolorito Bertinotti, per difendere un potere che ormai gli piace, da borghesotto di provincia, ma con il potere di distruggere la sinistra, a meno che lui non sia il condottiero, anche di un’armata che non lo apprezza per niente. Ma quanto gli costerà costruire una nuova classe dirigente più vicina veramente ai bisogni della gente e non al loro potere? Siamo compagni, non forzisti.



Pino Ciraci

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