Come prima, più di prima (le nuove ragioni del socialismo)
Le nuove ragioni del Socialismo è un centro di elaborazione di politica e cultura riformista animato da persone che hanno opinioni e posizioni diverse, e pensano, soprattutto in questa fase politica, che si debbano offrire ai lettori confronti reali e sintesi possibili. In questi anni, c’è stato sempre un dibattito aperto e leale, anche nel momento in cui alcuni nostri compagni hanno aderito al Pd e altri hanno avversato questo approdo. Non è infatti un mistero che alcuni di noi hanno guardato con simpatia e partecipazione alla Costituente socialista non risparmiando critiche al suo concreto svolgimento. Si tratta di scelte politiche e ideali che investono la nostra storia e il nostro impegno, e che avrebbero potuto spingerci a separazioni, come purtroppo è nella tradizione della sinistra. Noi invece pensiamo che nella situazione che oggi caratterizza la sinistra italiana - quella che è confluita nel Pd o che si ritrova nella Costituente socialista o anche nella Cosa rossa o che non fatto una scelta - occorre che siano attivati canali di comunicazione per ricercare sintesi nuove. La nostra rivista ha l’ambizione di potere assolvere a questo compito. L’abbiamo fatto in passato e continueremmo a farlo con più lena e con un mensile più diffuso. La sorte vuole che il nuovo inizio del nostro impegno editoriale coincida con una crisi di governo che si configura come crisi di sistema. Parliamo di una crisi che formalmente parte da lontano, dal 1992-94, quando scomparvero i partiti che avevano fondato la Repubblica, scritto la Costituzione e retto il sistema, dal governo o dall’opposizione, con “un patto costituzionale” che consentì al Paese, anche in momenti di dura contrapposizione, di svilupparsi economicamente e socialmente in un regime democratico. La crisi dei partiti storici non è stata però superata, dato che non sono nate e cresciute nuove forze politiche e gruppi dirigenti in grado di riformare un sistema politico basato su un nuovo patto costituzionale. Con la legge “porcata” la fragilità del sistema è cresciuta ancora come si è visto con la crisi, dopo solo 20 mesi di governo Prodi. Mentre scriviamo, il tentativo di Marini per mettere insieme un governo per le elezioni ci fa dire che in ogni caso siamo ad un altro episodio di uno sceneggiato di cui ancora non si vede la fine. La nascita del Pd e del Partito del popolo berlusconiano e il dialogo tra Veltroni e il Cavaliere sembrava che avessero dato uno scossone al sistema. Invece il Cavaliere, appena si è aperto un varco per tornare a Palazzo Chigi ha mandato a qual paese Veltroni e ha rimesso in piedi la sua vecchia Casa. L’idea che per riformare il sistema non si dovesse partire dalle riforme istituzionali ma dai grandi partiti - Pd e Partito berlusconiano - sembrava giusta, ma non aveva fondamento perché si trattava di mossetattiche senza un disegno strategico. Veltroni dice che nonostante tutto, il Pd alle elezioni si presenterà da solo anche perché i sondaggi dicono che la solitudine lo premia perché una parte dell’elettorato è giustamente nauseato dalla frantumazione partitica. Pensiamo che le cose stiano così ma quale è il sistema di alleanze per governare il Paese a cui Veltroni fa riferimento? La verità è che il Pd non è ancora un partito ma un’alleanza Ds-Margherita in un unico contenitore e non riesce ad avere una suaidentità e quindi una sua strategia. La Cosa rossa è solo rossa. La Costituente socialista non decolla. La nascente Cosa bianca di Tabacci e Pezzotta è ancora solo un annuncio, il partito di Casini si è liquefatto dentro la casa berlusconiana, il partito “nuovo” di Berlusconi si è ri-identificato con quello vecchio di Forza Italia, e Fini si ritrova solo con la vecchia guardia missina. Insomma a noi pare che siamo punto e daccapo, e si preannuncia la nuova stagione del berlusconismo e dell’antiberlusconismo. La crisi di sistema non trova una soluzione né attraverso le riforme istituzionali né attraverso i partiti grandi che dovrebbero rendere funzionali le istituzioni. Siamo pessimisti? Leonardo Sciascia accusato di pessimismo diceva: «Se la situazione è pessima come non essere pessimisti?». Noi però continuiamo la nostra battaglia.
Emanulele Macaluso
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